Skip to main content
Blog

Come cambia davvero la SEO con l’AI: guida pratica per la nuova SERP

By 26 Febbraio 2026No Comments
Come cambia davvero la SEO con l’AI: guida pratica per la nuova SERP

Negli ultimi anni abbiamo parlato tante volte di “evoluzione della SEO”, ma quello che sta succedendo adesso non è un semplice aggiornamento dell’algoritmo. È un cambio di paradigma. Google non si comporta più come il classico motore di ricerca che ci ha accompagnati per vent’anni. Non si limita più a elencare link come un bibliotecario gentile che ti indica dove andare a leggere il libro giusto. Oggi Google assomiglia di più a un analista che ascolta la domanda, fa una sintesi e ti dà direttamente la risposta.

Il simbolo più evidente di questa trasformazione sono gli AI Overviews, quei riquadri generati dall’intelligenza artificiale che occupano la parte più preziosa della pagina, sopra tutto il resto. In certi casi arrivano a prendere quasi metà dello spazio visibile. E se prima la partita era “come arrivo primo su Google”, ora diventa “come faccio a essere citato dall’AI”.

 

Da SEO a GEO: perché le regole stanno cambiando

 

Per capire dove stiamo andando, bisogna accettare un’idea semplice: l’ottimizzazione non è più pensata per gli esseri umani che scorrono i risultati, ma per i modelli di linguaggio che devono capire e sintetizzare il contenuto. È qui che entra in gioco la Generative Engine Optimization, o GEO. Non è un nuovo acronimo alla moda, è il modo in cui i contenuti devono essere pensati per essere letti dalle macchine, non solo dalle persone.

Significa innanzitutto scrivere in modo più chiaro, più diretto e più verificabile. Le AI sono bravissime a riconoscere pattern ma non amano le frasi vaghe. Se scrivi “molti utenti”, Google non sa che farsene. Se scrivi “il 62% degli utenti”, stai offrendo un’informazione precisa che può essere estratta, riutilizzata e, soprattutto, citata. La densità di fatti sta diventando un vero vantaggio competitivo. Meno fuffa, più sostanza.

Un’altra differenza importante riguarda la struttura. Noi leggiamo un articolo dall’alto verso il basso, a volte anche saltando dei pezzi. Le AI no: scompongono la pagina in blocchi. Per questo ogni paragrafo deve funzionare come un piccolo modulo autonomo, chiaro e completo. La risposta alla domanda principale deve arrivare subito, nelle prime righe, e quello che segue serve solo ad approfondire. È la famosa “piramide invertita”, che torna attuale dopo decenni.

 

L’unica cosa che l’AI non può replicare: l’esperienza vera

 

C’è però un aspetto interessante in tutto questo. Più internet si riempie di contenuti generati dalle macchine, più Google cerca prove concrete di esperienza umana. Storie reali, casi studio, opinioni supportate da dati proprietari. Tutto ciò che un modello generativo non può inventarsi senza rischiare di incappare in una svista.

È qui che il concetto di E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) acquista nuovo significato. Non è più un’etichetta astratta, ma la garanzia che dietro a un contenuto ci sia una persona con nome, cognome e competenze verificabili. Non basta firmare l’articolo, bisogna dimostrare di sapere davvero di cosa si parla. Anche attraverso micro-segnali tecnici, come lo Schema Markup associato all’autore.

 

Perché i dati strutturati stanno diventando essenziali

 

Se fino a qualche anno fa i dati strutturati erano un’aggiunta utile soprattutto per gli snippet avanzati, oggi rappresentano un vero canale di comunicazione con l’AI. È come consegnare a Google un biglietto da visita in cui spieghi con chiarezza chi sei, cosa tratti e in che contesto esatto va interpretata una pagina.

Markup come FAQPage, HowTo o Product non servono solo a ottenere funzionalità speciali, ma a ridurre le ambiguità. Se la macchina capisce bene il contesto, ha molte più probabilità di includerti nella risposta generata.

 

L’impatto sul traffico: meno clic, ma molto più qualificati

 

È inutile girarci intorno. Con gli AI Overviews il numero complessivo dei clic tende a calare. Alcune analisi mostrano una riduzione del CTR di quasi il 9% quando compare un blocco AI sopra i risultati tradizionali. Non è una sorpresa: se Google offre già un riassunto esaustivo, buona parte delle ricerche si chiude lì.

La buona notizia è che chi clicca dopo aver letto l’overview è molto più motivato. Ha già una visione chiara del tema e vuole approfondire proprio da te, perché la macchina ti ha citato come fonte autorevole. Non è traffico casuale, è traffico qualificato, spesso già caldo dal punto di vista commerciale.

 

Una conclusione molto semplice: bisogna evolversi

 

La SEO non sta morendo. Si sta trasformando in un mestiere più strategico, dove la qualità reale conta più della quantità. Non basta più ottimizzare le parole chiave, bisogna diventare la risposta migliore e più affidabile. Chi saprà combinare precisione tecnica, autorevolezza e contenuti davvero utili non solo continuerà a essere visibile, ma sarà ancora più difficile da ignorare.

La domanda chiave, oggi, non è come si arriva primi su Google, ma cosa bisogna fare per diventare la fonte che l’AI sceglie spontaneamente.

Scopri come possiamo aiutarti con i nostri servizi di Digital Marketing!