
Se il 2024 è stato l’anno delle grandi aspettative e il 2025 quello dei progetti pilota, il 2026 è l’anno in cui l’AI smette di essere un “esperimento interessante” e diventa un pezzo strutturale dei processi aziendali. Molte organizzazioni stanno passando da piccoli test isolati a vere piattaforme che automatizzano flussi end-to-end, prendono decisioni, dialogano con sistemi critici e, in alcuni casi, interagiscono con i clienti senza intermediazione umana.
Questa evoluzione, però, porta con sé una conseguenza inevitabile: la governance e la protezione dei dati non possono più essere un dettaglio. Devono essere integrate nel cuore dei processi, misurabili e soprattutto dimostrabili.
L’era dei sistemi Multi Agente: quando l’AI diventa un’organizzazione
Uno dei cambiamenti più evidenti del 2026 è il passaggio dal singolo chatbot ai Sistemi Multi Agente (MAS): piccoli agenti specializzati, con ruoli diversi, che collaborano tra loro come farebbe un team interfunzionale.
Non è solo un’evoluzione tecnica, è un salto di paradigma. Significa automatizzare interi processi, non più singole attività, con effetti diretti sulla velocità decisionale e sulla superficie di rischio. Più agenti significa più identità digitali, più permessi, più azioni da controllare, e spesso anche memorie “permanenti” che rischiano di sfuggire di mano se non governate.
Le aziende più mature stanno infatti iniziando a trattare ogni agente come tratterebbero un collega: identità verificabile, permessi minimi, scadenze e revisione dei privilegi. Non solo: stanno introducendo piattaforme di orchestrazione che decidono cosa può fare un agente, quando deve chiedere conferma e come devono essere registrate tutte le sue operazioni.
La logica è semplice: se un agente può agire nel mondo reale, allora deve essere controllato come un dipendente.
EU AI Act: il 2026 è l’anno in cui bisogna dimostrare davvero cosa si sta facendo
Sul fronte normativo, quest’anno segna un passaggio fondamentale: molte disposizioni dell’AI Act diventano finalmente operative, con particolare attenzione ai sistemi ad alto rischio e alla trasparenza verso gli utenti.
Per molte aziende non sarà un semplice esercizio burocratico. Dovranno creare un inventario chiaro di dove e come usano l’AI (anche nei tool dei fornitori), informare gli utenti in modo appropriato e garantire che ogni sistema sia documentato, testato e tracciabile. La compliance smette di essere un set di policy e diventa una raccolta di prove: log, audit, versioni dei modelli, controlli ripetibili.
La grande novità è culturale: la governance dell’AI non è più un allegato, ma si integra nei processi IT, sviluppo software, change management, gestione dei vendor, incident response.
Privacy 2026: il consenso deve essere tecnicamente vero, non solo dichiarato
Il mondo della privacy vive un cambio di prospettiva altrettanto netto. Non basta più “dichiarare” che un trattamento avviene in un certo modo: bisogna poterlo dimostrare. La logica del proof-by-design, già discussa negli anni precedenti, nel 2026 diventa operativa.
Prendiamo un esempio semplice: se un utente nega il consenso, tutti i tracker, anche quelli indiretti o inseriti da terze parti, devono essere realmente disabilitati. Non “in teoria”, ma in pratica.
A questo si aggiunge una maggiore pressione sulla minimizzazione dei dati, sul rispetto della finalità dichiarata e, soprattutto, sulla protezione dei minori. Per molti servizi digitali, questo significherà ripensare interfacce, flussi e default.
Parallelamente, la filiera tecnologica finisce sotto la lente: cookie, SDK, analytics, provider AI, data broker. Tutto ciò che può raccogliere o elaborare dati deve essere visibile e controllabile.
Le tecnologie che permettono di innovare senza perdere controllo
Nel 2026 non vince chi usa più AI, ma chi la usa bene. Le aziende più attente stanno infatti adottando tecnologie che permettono di conciliare innovazione, performance e fiducia.
Una delle tendenze più evidenti è il crescente uso del Confidential Computing, cioè ambienti di esecuzione protetti che riducono il rischio di esporre dati sensibili anche durante l’elaborazione. Fondamentale quando i modelli vengono eseguiti in cloud o su infrastrutture non completamente fidate.
Un altro fenomeno: la migrazione verso modelli specializzati per dominio, più precisi, più governabili e con costi più prevedibili.
Crescono anche le strategie ibride e di data residency: non per tornare indietro, ma per segmentare dove risiedono i dati e dove avviene l’inferenza.
Infine, diventa centrale la provenienza digitale: firme, tracciamenti, metadati che certificano se un contenuto è stato manipolato o generato artificialmente.
L’importanza delle persone nelle aziende
Per quanto possa sembrare paradossale, spesso non è la tecnologia a determinare il successo di un progetto AI, ma la capacità dell’organizzazione di adottarla. Nel 2026 la governance dell’AI sale ai livelli executive: comitati, nuove figure, collaborazione più stretta tra IT, security, legal, HR e business.
La sfida è tutta umana: decidere chi approva cosa, come si gestiscono eccezioni e incidenti, come si mantiene la qualità nel tempo. Le aziende che scalano davvero investono in programmi continui di formazione, poche regole chiare e meccanismi di feedback realistici.
Il 2026 in pratica: da dove si parte
Semplificando molto, ci sono alcune attività concrete che quasi tutte le organizzazioni stanno affrontando in questi mesi: mappare dove si usa l’AI e con quali dati, rivedere identità e permessi degli agenti, migliorare logging e audit trail, testare robustezza e sicurezza dei modelli, verificare tecnicamente il consenso e aggiornare le clausole con i fornitori.
Sono passi operativi, ma segnano un cambiamento culturale più grande: l’AI non è più un progetto, è parte dell’azienda.
Il 2026 rappresenta il passaggio alla maturità operativa: l’AI entra nei processi critici, la privacy diventa un requisito strutturale e la sicurezza smette di essere un freno, diventa un acceleratore di fiducia. Le aziende che sapranno integrare governance, competenze e tecnologia in un’unica strategia saranno quelle davvero pronte a scalare.
